Dunkirk: scene spettacolari e retorica

Dunkirk, un film di guerra epico. Che ricorda molto "Salvate il soldato Ryan", nel soggetto, negli effetti speciali, nella retorica finale. A differenza della pellicola di Steven Spielberg del 1998, Christopher Nolan sceglie di raccontare più storie, giocando sui tempi, con un uso sapiente del flashback. Il risultato è una narrazione avvincente, senza tregua, come nella tradizione dei più grandi film di guerra.

Un film che racconta una delle pagine più terribili e al tempo stesso più eroiche della Seconda guerra mondiale, con gli inglesi che vengono rigettati dall'esercito tedesco sulle spiagge della Francia e del Belgio. Un esercito di 400 mila uomini in balia dei caccia e dei sommergibili tedeschi, salvato in gran parte dai civili che con le proprie barche hanno attraversato la Manica.

E purtroppo, sul filone di quella tradizione, il film scivola alla retorica, nel finale in cui si esalta il ritorno degli eroi-sconfitti e si gettano le basi morali per la vittoria futura, invocando l'intervento del Nuovo Mondo, cioè degli Stati Uniti d'America.

Come, appunto, abbiamo visto in "Salvate il soldato Ryan", che ha nell'ultimo fotogramma la bandiera americana. O come in Pearl Harbor, pellicola del 2001 prodotto e diretto da Michael Bay, che termina con l'eroica missione per bombardare Tokyo. Almeno Pielberg e Nolan non inseriscono scene d'amore, ma si limitano all'epica militaresca.

Autore maxsbard
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